E-commerce: quando le spedizioni “tirano il pacco” all’ambiente

Sì, è vero, comprare online da casa con un semplice click è davvero molto comodo. Sono sempre di più gli italiani che si affidano infatti al digitale per fare i propri acquisti. La “spesa” viaggia ormai attraverso computer, tablet e telefonini con una una curva di crescita che non sembra avere fine. Nel 2018 gli acquisti via internet sono stati valutati oltre 27 miliardi (dati dell’Osservatorio eCommerce B2C) facendo segnare un +17% rispetto al 2017. Un mercato in grande espansione, un trend in continuo aumento con milioni di pacchi che vengono spediti in tutta Italia e un impatto sull’ambiente davvero preoccupante.

E-commerce: quando le spedizioni "tirano il pacco" all'ambiente

Eh già, perché se l’idea di fare acquisti seduti comodamente sul divano seduce molti, soprattutto i più giovani abituati ad interfacciarsi con le nuove tecnologie – alzi la mano chi non ha mai preso qualcosa da eBay, Amazon o Alibaba, solo per citare le piattaforme di ecommerce più celebri – forse non tutti sanno che comprare online comporta un costo elevatissimo in termini di inquinamento. A pochi giorni dalla Giornata della Terra e dalla visita di Greta Thunberg a Roma, varrebbe la pena riflettere in maniera più approfondita sull’impatto ambientale dell’e-commerce. Innanzitutto c’è la questione del packaging. Se ad esempio comprare una rivista dal giornalaio di fiducia non produce di fatto sprechi visto che questa arriva direttamente nelle mani del compratore senza involucri aggiuntivi, ordinare la stessa online comporta invece una serie di avvolgimenti plastificati, involucri di cartone e magari fascette di protezione che naturalmente vanno ad arricchire la mole di rifiuti che ognuno di noi produce giornalmente, spesso involontariamente. Secondo Corepla, il consorzio per il riciclo degli imballaggi, il 15% del totale della plastica immessa dal consumo deriva infatti dal packaging dei prodotti online. Anche sul fronte cartone i dati sono decisamente allarmanti sebbene fortunatamente l’88% di questo materiale derivi dalle filiere del riciclaggio.

Ma a “tirare il pacco” all’ambiente è soprattutto il cosiddetto gommato. Ad esempio le consegne di Amazon effettuate sul territorio nazionale avvengono solo attraverso logistica su gomma e i loro corrieri, oltre ad aumentare esponenzialmente il traffico nelle città, inquinano notevolmente visto che secondo l’ISPRA (L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) l’80% dei veicoli commerciali leggeri appartengono ad una classe inferiore a euro 5. Il 20,4% dell’anidride carbonica emessa a livello globale deriva dai mezzi di trasporto e va da sé che, visto il trend in crescita degli acquisti online, in futuro sarà sempre maggiore. Nel primo semestre del 2017 le consegne dei corrieri in Italia hanno fatto registrare un aumento del 6,5% e un rapporto della Sima (Società italiana di medicina ambientale) ha calcolato che nel 2016 l’impatto dell’inquinamento atmosferico derivato dal gommato è stato responsabile della produzione di 232 tonnellate di PM10 e di 190 tonnellate di PM2.5 (sigle che definiscono le particelle macroscopiche che inquinano l’aria), facendo segnare di fatto il 7% del totale emesso. Se da una parte questi numeri destano un certo motivato allarme, bisogna spezzare senz’altro una lancia a favore dei colossi dell’e-commerce che soprattutto ultimamente stanno investendo cifre considerevoli per ricercare soluzioni alternative al trasporto su gomma nell’ottica di tagliare drasticamente le emissioni di CO2 a livello globale.

E-commerce: quando le spedizioni "tirano il pacco" all'ambiente

Anche in questo caso è Amazon a fare scuola. Nel campo delle soluzioni logistiche l’azienda di Jeff Bezos sembra essere una spanna avanti rispetto alla concorrenza e nel 2016 ha depositato un brevetto per un dirigibile d’alta quota, una sorta di gigantesco magazzino fluttuante equipaggiato di una flotta di droni che da 13mila metri d’altezza planerebbero a bassa quota con il pacco pronto in consegna per l’acquirente. Altra soluzione alternativa, non meno futuristica ma forse leggermente meno distopica, viene dall’energia elettrica con l’azienda di Seattle che lo scorso gennaio ha iniziato a far circolare nei dintorni del suo quartier generale un piccolo prototipo di robot elettrico denominato Scout. Questo giocattolino è ancora in fase di sperimentazione ma da qualche mese gli abitanti della contea di King stanno ricevendo in questo modo i pacchi di Amazon. Se Scout fosse lanciato a livello globale potrebbe tagliare di colpo le emissioni dannose e per converso potrebbe anche mettere a repentaglio lo stipendio di tanti trasportatori al soldo dell’azienda statunitense (un amaro tributo da pagare per la salute del globo).

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